TALKSHOWCRAZIA

pubblicato in data 24 Ott 2019 | Scarica in PDF | Stampa |

Se vivete all’estero e cercate di rimanere aggiornati su quanto accade sul vostro paese d’origine, su quello in cui state vivendo ed anche su quasi tutte le altre nazioni occidentali, allora vi dovete affidare ai mass media obsvers stranieri ed ai vari contenitori mediatici di commento politico in ambito televisivo. Ci si rende conto in poco tempo che l’Italia ha ancora una configurazione mediatica decisamente atipica rispetto alle altre economie occidentali. Sul piano pratico significa che all’estero l’opinione pubblica la fanno piu i canali di informazione tematica online od anche la programmazione delle stesse pay per view con offerte di approfondimento in numerosi ambiti tematici, non solo politici, sociali o economici. Il ruolo che riveste invece la televisione on air ossia quella in chiaro si sta riducendo sempre di più. Si ritiene che questo sia dovuto ad una ampia diffusione della fibra ottica e del 4G quasi ovunque a condizioni economiche ragionevoli: questo pertanto favorisce la fruizione di canali di intrattenimento o informazione alternativi come potrebbe essere YouTube qualora si disponga di una smart tv ed una connessione ad alta velocità. Sostanzialmente invece di fare zapping con il telecomando tra i canali televisivi in chiaro, si salta da un canale tematico ad un altro presente sul grande mondo di YouTube. Lentamente pertanto l’offerta televisiva in chiaro perde spettatori, anche a causa di una antiquata e scomoda modalità di fruizione con orari di palinsesto prestabiliti, senza dimenticare il fastidio per le continue interruzioni pubblicitarie.

Si ritiene che entro dieci anni la televisione in chiaro sarà seguita in via quasi esclusiva da un pubblico prettamente anziano, abituato sin dalla giovane età ad interagire con la comunicazione, l’informazione e l’intrattenimento quasi solo con la televisione tradizionale. Questo cambiamento all’approccio con il mondo dei mass media influisce anche sulla creazione e diffusione dell’opinione pubblica che in questo modo appare piu trasversale ed anche meno manipolata in forza di un’ampia pluralità di sorgenti di informazione. In Italia questo processo incontra molta piu ostilità al suo naturale avanzamento in quanto la popolazione anziana è in continuo aumento ed anche per le difficoltà oggettive ad accedere alla rete con connessioni iperveloci ed efficienti. Tralasciando infatti le grandi aree metropolitane che sono fornite di fibra ottica, il resto della nazione si deve accontentare ancora di modeste connessioni a banda larga (in molti casi ancora troppo costose) la cui velocità effettiva è abbondantemente inferiore a quella dichiarata. Aggiungiamoci la storica rivalità televisiva tra reti nazionali RAI e private di Mediaset, in cui a vicenda si clonano i format televisivi, ed facilmente comprensibile la ragione strutturale e culturale che produce questo ritardo in Italia. Soffermandosi a riflettere si comprende facilmente come l’opinione pubblica in Italia sia dovuta prevalentemente ai talkshow ed ai suoi ospiti, in quanto persone che leggono un quotidiano nazionale (al di là della Gazzetta dello Sport) sono costantemente in declino.

I talkshow nazionali si basano su un’arena di scontro ideologico sul versante politico o sociale che viene orchestrata dai vari conduttori, i quali sono nella quasi totalità giornalisti politici prestati alla regia televisiva e non conduttori televisivi. Guardate la televisione spagnola, inglese o anche statunitense e capirete le differenze in tal senso. Quello che risulta fuorviante è rappresentato dalla scelta degli opinionisti: in Italia circa due dozzine di persone determinano di fatto l’opinione pubblica e se ci fate caso sono sempre gli stessi che continuano a girare come ospiti da un’arena televisiva ad un’altra. Facciamo un po di nomi tanto per inquadrare il tema: Travaglio, Mieli, Gomez, Porro, Cazzullo, Damilano, Padellaro, Severgnini, De Gregorio, Cacciari, Sallusti, Sgarbi, Feltri, De Angelis, Polito, Santanchè, Calenda, Scanzi, De Bortoli, Giannini, Belpietro e si potrebbe andare avanti ancora per molto. Il palcoscenico su cui questi opinionisti si scontrano è orchestrato di volta in volta dai vari Vespa, Formigli, Berlinguer, Telese, Giletti, Gruber, Giordano, Santoro, Floris, Merlino ed anche qui si potrebbe andare avanti ancora per molto. In buona sostanza i temi del dibattito sono quasi sempre gli stessi da anni ormai: immigrazione, fiscalità, pensioni, debito pubblico, legge di bilancio, evasione fiscale, rom, giustizia e cosi via. In taluni casi gli argomenti di discussione sono ormai cosi ridondanti e ripetitivi che non apportano piu niente di nuovo, se non una nuova faida dialettica tra due correnti di pensiero che si scontrano tra di loro.

Qui si dovrebbe aprire una parentesi di riflessione: questi talkshows da tempo ormai non fanno né formazione e né tanto meno informazione, quanto piuttosto istigazione. La narrazione di ogni puntata viene programmata con il fine di istigare una parte del Paese contro l’altra antitetica, e questo lo si fa usando sempre gli stessi portatori di verità (tutto da dimostrare) sia che siano di destra che di sinistra. Questo modo di fare televisione è anch’esso responsabile del decadimento ed imbarbarimento culturale della nazione: pensiamo solo a certi ospiti opinionisti che vengono invitati esclusivamente sperando che provochino ed accendano la tipica zuffa dialettica, dallo stile patetico e dal contenuto svilente per chi segue lo svolgersi della trasmissione televisiva. Questi tallshows sono strutturati sul piano televisivo per impedire di fatto a chiunque di poter esprimere un proprio pensiero in forma lineare e compiuta in modo da suscitare successivamente il desiderio di investigazione o approfondimento in chi ascolta. L’aspetto ancor piu grave è rappresentato dall’assenza di ospiti cosidetti tecnici, fatto salvo il caso di Fornero, Forchielli o Cottarelli, i quali anche loro sembrano aver accettato queste regole aberranti pur di avere visibilità mediatica. Per questa ragione numerosi commentatori indipendenti lontani da queste arene di scontro dialettico hanno coniato il termine di talkshowcrazia per aiutare a comprendere e spiegare la deriva nazionale alla quale segue quella socioeconomica, di cui sono responsabili anche i conduttori e gli editori di tali bizzarri talkshows nazionali.

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