BITCOIN CONTRO LIBRA

pubblicato in data 25 Lug 2019 | Scarica in PDF | Stampa |

Zuckerberg & Company hanno fatto male i compiti per casa, pensavano di potersi facilmente sostituire allo Zio Sam creando una global coin che rimpiazzasse velocemente il dollaro americano e tutto il suo contiguo ecosistema finanziario. Dopo la costituzione della Libra Association seguita dal clamore mediatico a livello mondiale, alcuni rappresentati del Congresso hanno aperto gli occhi e si sono resi conto del pericolo che corre l’economia statunitense se il progetto Libra dovesse effettivamente avere esecuzione formale. Ancora ad oggi si pensa che Libra possa essere concorrente delle principali low latency istant payment altcoin (come Litecoin, Dash, Iota e Stellar), quando nella realtà del progetto di moneta digitale voluto dal fondatore di Facebook vi sono veramente pochi punti di contatto, se non nessuno con tali attuali competitors digitali. Le altcoins sopra menzionate consentono infatti, proprio come il Bitcoin, di controllarle e farle circolare senza che vi possa essere ingerenza alcuna da parte di soggetti terzi, qualunque essi siano, del tipo autorità monetaria centrale, governo, banca tradizionale, magistrato o agenzia tributaria. Libra nasce con lo scopo di clonare alcune caratteristiche delle principali altcoins per i low latency istant payments. Il vantaggio principale che hanno tali altcoins sarebbe invece totalmente e volutamente ignorato: ossia il controllo.

Libra infatti rappresenta un progetto preoccupatamente centralizzato, rispetto alla tipica decentralizzazione che hanno le altcoins ad elevata capitalizzazione concepite per gestire i micropagamenti istantanei in assenza di commissioni (o con commissioni di entità insignificante). La centralizzazione significa in termini pratici che qualcuno può vantare diritti di controllo sulla vostra dotazione personale presente nel wallet concepito per Libra. Significa che il vostro wallet potrebbe essere soggetto ad improvvise limitazioni, arrivando anche al possibile congelamento dei fondi. Sostanzialmente quello che può fare una banca tradizionale o un’authority fiscale ad un conto corrente tradizionale (pensate al blocco fondi in caso di pignoramento). Le criptovalute sono nate per questo motivo principale ossia garantire che nessuno possa aggredirvi patrimonialmente o impedirvi di far circolare la vostra dotazione di patrimonio qualunque essa sia la ragione. Non è casuale che numerose associazioni di consumatori negli Stati Uniti abbiamo dato avvio a campagne di sensibilizzazione volte a boicottare tutte le aziende che sono coinvolte nella Libra Association. Il governo americano, per voce di Trump e del Segretario del Tesoro, hanno di fatto emesso un bando per ora politico non vincolante a tutta la criptosfera, facendo comprendere che non si accetterà tanto facilmente chi possa mettere all’angolo il dollaro statunitense.

Molto peggio invece per Libra che è stata (giustamente) messa in stato di accusa tanto dal Congresso quanto dalla Financial Services Commission, ritenendo quest’ultima responsabile di minare la sicurezza nazionale: non dimentichiamo come Facebook non abbia ancora sufficientemente pagato per lo scandalo Cambridge Analytcs (appena 5 miliardi di dollari come sanzione). Il Presidente del Committee on Banking, Housing and Urban Affairs (Michael Crapo) ha sentenziato davanti a David Marcus (capo del progetto di sviluppo Libra in seno a Facebook) in audizione al Senato che sarebbe una follia permettere che un pool di giant tech private companies possano gestire una digital currency potenzialmente in grado di destabilizzare tutto il sistema finanziario mondiale. Di parere similare se non addirittura più risoluto è apparso anche il G7 il quale ha di fatto emesso un veto allo sviluppo di Libra, confermando che è in fase di stesura un legal framework per normare e controllare tale global coin, addirittura ipotizzando una sorta di licenza bancaria: l’India ha scelto addirittura la linea dura, ipotizzando anche la carcerazione per l’utilizzo di altcoins. Non sono mancate tuttavia anche le considerazioni riguardanti i possibili benefici dati dall’adozione universale di una stable global coin come l’abbassamento dei prezzi al dettagli ed il contrasto all’evasione fiscale grazie alla tracciabilità deui pagamenti.

Ovviamente il mercato ha risentito di questo clima di incertezza e di intimidazione tanto da produrre una consistente contrazione alla capitalizzazione mondiale nel giro di pochi giorni, durante i quali il Bitcoin è crollato sino a testare il supporto in area 9500 dollari per poi stabilizzarsi e riportarsi sopra i 10.000 dollari. A ruota sono andate anche tutte le altcoins con cali decisamente pesanti. Le community dei traders sono all’unisono convinte che il sentiment bullish di inizio giugno si sia compromesso e che solo il superamento di area 13.000 dollari modificherà il quadro nel medio termine. La volatilità fa parte della criptosfera tanto quanto la sua imprevedibilità, proprio come l’hype sul Bitcoin per l’annuncio di Zuckerberg aveva caricato di forti aspettative il mercato, cosi adesso il nuovo scenario di mercato sta modificando il comportamento degli operatori che percepiscono lo stadio di incertezza anche normativa attorno alla criptosfera. Libra nel frattempo sembrerebbe essere in stato di stand-by nel senso che lo sviluppo del progetto attende lumi dalle autorità istituzionali per proseguire, e da quanto si sta percependo in queste ultime due settimane potrebbe essere possibile anche una ridefinizione dello stesso in termine di architettura finanziaria da parte proprio della Libra Association per essere compliance con le nuove e prossime guidelines. Molte community di traders ed analisti finanziari tuttavia si chiedono perchè ad esempio Facebook non abbia invece proposto di faciltare e velocizzare l’adozione e l’accettazione di esistenti altcoins per i micro pagamenti all’interno del suo ecosistema piuttosto che partire da zero con un nuovo progetto sotto il loro controllo. Forse proprio perchè come sostengono le autorità di governo statunitense, Facebook & Company non sono interessate alla diffusione di massa delle altcoins, ma al controllo di massa di tutti i flussi finanziari.

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